Adam Ant

Se la new wave inglese della prima metà degli Ottanta ebbe un sex symbol, questo fu sicuramente Stuart Goddard, meglio noto con il suo nome d’arte: Adam Ant.

Goddard, come molti studenti di scuole d’arte nella prima metà dei Settanta, militò in una rock band, Bazooka Joe, che si fece conoscere per una “spalla” a un concerto dei neonati Pistols. Siamo nel ‘76 a Nord di Londra, come dire: il centro del mondo. Dopo la parentesi B-Side, incubatrice per i progetti futuri, Goddard, che ha già assunto il nome d’arte Adam Ant dà vita alla formazione Adam and the Ants, che vedrà nel periodo ‘77-’79 avvicendarsi più di dodici persone nella line up, e tra questi Andy Warren e Lester Square poi nella wave band Monochrome Set.

In quel lasso di tempo si definisce l’arte di Ant, un postpunk angolare che pone in primo piano l’aspetto percussivo: è l’approccio “artsy” di band come i primi Banshees e Slits. Goddard, ormai definitivamente Adam Ant, è un istrione che ama travestirsi e ricorrere al make up choccante del punk, ed è una bellezza invidiabile allo stesso tempo, fattore che decreterà per certi versi il successo anche commerciale della seconda fase del gruppo. Nella prima gli Ants possono vantare la partecipazione alla colonna sonora di Jubilee di Derek Jarman (Plastic Surgery e Deutscher Girls sono tra le canzoni più gettonate da John Peel). Nel ‘79, a compimento della fase iniziale l’album Dirk Wears White Sox (Epic).

Ancora una cosa buona, piccola ma buona, ha fatto Malcom Mclaren dopo avere lanciato il fenomeno Pistols: introdurre i suoi nuovi protetti Ants alle percussioni del Burundi e ai talking drum africani. L’inserimento nella band del chitarrista Marco Pirroni (proveniente dalla postpunk band seminale Rema Rema) segnerà poi un sodalizio che porterà a due assoluti bestseller, Kings Of The Wild Frontier (1980, Epic) e Prince Charming (1981, Epic).

Sono gli anni in cui i due confezionano canzoni ad alto tasso percussivo, pop quel tanto che basta per sbarcare in classifica, “post” quel tanto che basta per non dispiacere a chi ha continuato a seguire le evoluzioni del fenomeno punk. Prince Charming e la cavalcata Stand And Deliver ottengono un discreto spazio sulle radio. L’immagine scelta - l’approccio estetico diventa centrale in quegli anni - è vincente: divise napoleoniche e accessori indiani, jabot e pizzi. Sul palco due batteristi assicurano un tappeto ritmico frenetico, mentre Adam Ant danza con movenze tribali.

La proposta è fresca, ma non può durare. Il suono degli Ants non può che esaurirsi o cambiare strada. La new wave sta cedendo il passo ai “nuovi romantici” e Ant decide di liberarsi dal gruppo per tentare l’avventura solista, Pirroni al fianco come collaboratore. E’ finita: Friend Or Foe, tenta un approccio più pop e radiofonico e fallisce nell’intento di conquistare la platea di Top of the Pops. Quello che seguirà sarà un lento declino.

(Testo di Andrea Prevignano, Kataweb musica)

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