Lucio Battisti
Lucio Battisti (Poggio Bustone, RI, 5 marzo 1943 - Milano, 9 settembre 1998). Cantautore, interprete, cantante, musicista, arrangiatore, produttore italiano.
È considerato uno tra i massimi cantanti e autori della storia della musica leggera italiana.
La sua produzione ha rappresentato una svolta importante e decisiva nel pop italiano, con il conseguente rilancio - e l’attribuzione di un senso per molti versi nuovo - di temi ritenuti all’epoca sorpassati, come ad esempio il sentimento amoroso, le gioie ed i dolori derivanti dalla vita di coppia e la condizione di naturale distacco dalle cose materiali di cui godono abitualmente coloro che sono innamorati.
Dal punto di vista musicale, le sue composizioni hanno definitivamente scardinato la forma-canzone tradizionale, intesa come susseguirsi di strofa - ritornello - strofa - ritornello - inciso - ritornello - finale, che aveva caratterizzato le composizioni "all’italiana" fino a quel momento.
1978-1980: ultimi successi e crisi del sodalizio artistico
Il 1978 segna la riscoperta della vena creativa della coppia Mogol-Battisti e allo stesso tempo l’inizio del suo inesorabile declino, che porterà, due anni dopo, allo scioglimento di un sodalizio artistico e anche umano che era parso inossidabile.
Viene registrato il nuovo album "Una donna per amico", sempre all’estero, anche se stavolta in Inghilterra, con la produzione di Geoff Westley, già collaboratore dei Bee Gees, che imprimerà alle sonorità del disco una svolta definitivamente anglosassone e "internazionale"; contrariamente alle sue passate abitudini, Battisti ormai sceglie di affidarsi per la realizzazione degli arrangiamenti a produttori esterni, di cui si limita a valutare il lavoro "a cose fatte".
Ciononostante, "Una donna per amico", in un’epoca di profonda crisi per la musica italiana da cui sembravano salvarsi solo i cantautori, è il più venduto in assoluto tra i dischi targati Mogol-Battisti (oltre un milione di copie), e ne fu estratto un singolo che è rimasto al top della hit parade per quattordici settimane, l’omonima Una donna per amico sul cui retro è inciso Nessun dolore (riportata a un certo successo negli anni novanta nella versione di Giorgia).
Gli anni ottanta si aprono con uno scenario abbastanza drammatico per la carriera del cantante: il suo indissolubile legame con il suo fidato paroliere Mogol comincia a vacillare.
Battisti, che in questo periodo preferisce vivere nella sua Roma, ormai spedisce i provini delle sue canzoni a Mogol per posta, e questi con lo stesso mezzo gli consegna i testi. Gli effetti si sentono: verrà a mancare la carica "emozionale" propria dei lavori che i due realizzavano un tempo a stretto contatto di gomito, quasi costituendo, come qualche critico ha affermato, "un unico cantautore", e i testi paiono rispondere più ad esigenze metriche che ad una reale traduzione "in parole" delle impressioni ed emozioni delle melodie battistiane.
I dischi, pur curatissimi negli arrangiamenti, assumeranno un sapore di "costruito", e pur conquistando i gusti del pubblico più attento alle tendenze internazionali (in particolare alla disco music e al funky, generi allora imperanti), faranno storcere il naso agli appassionati del Battisti di Mi ritorni in mente e La canzone del sole, fresco e immediato.
Copertina della rivista Ciao 2001, dedicata all’uscita di Una giornata uggiosa
Copertina della rivista Ciao 2001, dedicata all’uscita di Una giornata uggiosa
Nel febbraio del 1980 esce l’ultimo disco del cantante, siglato sempre con la "Numero Uno", "Una giornata uggiosa".
Il disco, vendutissimo come il precedente, soffre forse della sopraffazione sulle melodie battistiane degli arrangiamenti curati dal produttore inglese Geoff Westley, secondo gusti musicali puramente d’oltremanica che concedono meno del solito a quella felice sintesi tra sonorità internazionali e "nostrane" che era sempre stato tra i punti di forza di Lucio. I testi di Mogol, in "Una giornata uggiosa", poco hanno dell’immediatezza che li aveva resi così efficaci e popolari, apparendo difficilmente comprensibili.
Il singolo omonimo, ultimo pezzo in assoluto in cui Lucio suona personalmente la chitarra acustica, non raggiunge il primo posto delle classifiche (cosa rara per Battisti), tuttavia l’album va incontro ai favori del pubblico grazie a canzoni interessanti quali Orgoglio e dignità, Una vita viva, Il monolocale (in cui affronta il problema della casa) e soprattutto Con il nastro rosa.
Quest’ultima canzone, lato B del singolo, arrangiata più sobriamente e cantata da Battisti, diverrà l’ultimo grande evergreen di Lucio, tanto è vero che ha avuto numerosissime cover, ottenendo molto successo anche in discoteca nella versione dance.
Di questo album è sicuramente da ricordare anche Amore mio di provincia perché è l’ultimo brano cantato da Battisti alla televisione svizzera RTSI, in playback ripreso in camicia stile hawaiano con lo sfondo di palme esotiche. Meritano certamente un cenno i non pochi videoclip a colori di Battisti, dei quali il più noto è sicuramente quello per Sì, viaggiare, in una scenografia di una sala d’aspetto di una stazione ferroviaria. L’ultimo ritrovamento avvenne nel 2004, negli archivi della televisione tedesca, del rarissimo filmato di Il mio canto libero (Unser freies Lied) nel quale si cimenta con la lingua teutonica.
Dopo la registrazione di "Una giornata uggiosa", Lucio Battisti scioglie per sempre il proprio sodalizio artistico con Mogol, per cause mai chiarite; si parlò di banali beghe di condominio (i due abitavano nello stesso complesso residenziale, a Dosso di Coroldo, in Brianza), così come di dissensi sulla ripartizione dei cospicui diritti d’autore (risulta che Battisti, ancora negli anni novanta, percepisse tra i 4 e i 5 miliardi di lire l’anno anche senza pubblicare dischi) ma fu sicuramente determinante la divergenza artistica tra i due, tra un Mogol ancorato a un universo poetico dai ben saldi punti fermi e un Battisti perennemente impegnato a innovare, a sperimentare, a superare se stesso.
Infatti, mentre Mogol inizierà una collaborazione con Riccardo Cocciante, per il quale continuerà a scrivere testi simili a quelli che scriveva per Battisti secondo il suo consueto stile alato e "sognatore", Lucio, nel 1982, pubblicherà l’album "E già", sconcertante per il suo pubblico per l’eccessiva sperimentalità, in quanto composto di melodie brevi, all’apparenza perfino affrettate, su arrangiamenti completamente elettronici, con largo uso di sintetizzatori e assenza totale di archi e chitarre.
I testi di "E già" sono scritti dalla moglie di Lucio, Grazia Letizia Veronesi sotto lo pseudonimo Velezia; tuttavia, i numerosi spunti autobiografici presenti nei testi fanno ritenere a parte della critica che autore, o almeno coautore, dei medesimi sia lo stesso Battisti. Indubbiamente il disco è veramente "fatto in casa", dato che la copertina è decorata da disegnini del figlio Luca.
Da rilevare, nella canzone Mistero, un verso tranciante, "io mi ero lasciato entusiasmare da quel tipo intellettuale appariscente che in fondo in fondo non valeva niente" in cui parte della critica ha voluto vedere un riferimento, neppure troppo velato, a Mogol; effettivamente, la tensione tra i due perdurerà per alcuni anni, tanto che Mogol, nel 1990, affermò di non ascoltare più, da anni, i dischi di Battisti.
Ma ci sono voci che parlano di una crisi che in realtà non c’è mai stata e di una riappacificazione che, pur non cancellando alcune profonde divergenze artistiche, in realtà c’è stata sin da subito.
Il disco, pur conquistando il primo posto in classifica, non ebbe il riscontro di vendita dei precedenti, complici l’assoluta mancanza di promozione (alla quale Battisti era strenuamente contrario) e il carattere eccessivamente avanzato, per il mercato musicale italiano, di sonorità elettroniche a cui invece già molti musicisti inglesi facevano ampiamente ricorso.
Dopo ben quattro anni di silenzio, Lucio Battisti, assicuratasi la collaborazione di Pasquale Panella, poeta che aveva già un’esperienza di paroliere, nel 1986 torna sul mercato discografico con l’album "Don Giovanni", circa la cui pubblicazione impone la singolare scelta di non farlo uscire in versione CD (darà l’autorizzazione solamente otto anni dopo).
Il disco, quanto alla parte musicale, avrà un effetto rassicurante per il tradizionale pubblico battistiano, proponendo melodie più classiche e complete, con arrangiamenti che stavolta coniugavano le sonorità più avanzate con quelle tradizionali, non senza richiami jazz.
Davvero sconcertanti appaiono invece i testi di Panella, apparentemente privi di senso compiuto, densi di doppi sensi e di giochi di parole, che appaiono raccontare storie ai limiti del "Teatro dell’assurdo" di Beckett, il cui abbinamento alle melodie battistiane susciterà un effetto surreale, che incuriosirà il pubblico e stupirà la critica.
"Don Giovanni" ottiene grande successo di vendite (è il terzo album più venduto dell’anno), ma nessuna canzone rimane fra i classici di Battisti.
A partire da quest’anno Lucio pubblicherà un album solo ogni due anni, con svizzera regolarità. Nel 1988 pubblica l’album "L’apparenza", più complesso del precedente, dato che i testi di Panella rimangono surreali e impalpabili, e le melodie si fanno spesso impervie, contenenti numerosissimi temi musicali (emblematica è la canzone A portata di mano che, secondo alcuni critici, è una sorta di "mini album" contenente in sé quattro diverse canzoni), ardue da memorizzare.
Anche se il giudizio della critica sarà perlopiù positivo, le conseguenze si faranno sentire in termini di vendite: "L’apparenza", pur raggiungendo anch’esso il primo posto in classifica, vende molto meno di "Don Giovanni" e incomparabilmente meno rispetto al periodo d’oro di Battisti con Mogol.
La produzione di Lucio Battisti non muterà indirizzo nei successivi lavori: il cantautore proseguirà infatti sulla strada della costruzione di melodie assai complesse, inasprendo il carattere elettronico degli arrangiamenti (spesso molto vicini alla techno music) e continuando ad avvalersi dei surreali testi di Panella, sulla base dei quali compone le musiche. Il risultato sarà il dividersi della critica e il disorientamento del pubblico e degli "addetti ai lavori".
Nel 1990 Battisti cambia etichetta, abbandonando la "Numero Uno" fondata insieme a Mogol, a favore della CBS per la quale registra "La sposa occidentale". Questo è il primo disco dal lontano 1972 col quale non riesce a raggiungere il primo posto in classifica, a conferma del fatto che la sua difficile ricerca musicale, con risultati forse troppo avanzati, non viene compresa dalla maggior parte del suo pubblico; tutto ciò nonostante l’album non sia privo di brani gradevoli quali I ritorni, Potrebbe essere sera e la stessa La sposa occidentale.
Battisti, con apparente presunzione, ma a ragion veduta, si limitava a commentare con gli amici che ogni innovazione musicale da lui introdotta nei suoi dischi veniva poi puntualmente recepita da tutta la musica italiana anni dopo.
Nel 1992 viene pubblicato l’album intitolato "Cosa succederà alla ragazza", stavolta sotto l’etichetta della Sony/Columbia. Battisti persevera sulla strada intrapresa e in particolare in questo disco, quello di minor successo in assoluto, fa ricorso a ritmiche ed arrangiamenti dal suono piuttosto "duro", ormai totalmente orientati verso la techno music, a discapito di canzoni molto interessanti come Però il rinoceronte e Così gli dei sarebbero.
Nel 1994 esce il suo ultimo album intitolato "Hegel". Quest’album non è mai uscito come LP, ma al momento della confezione del cofanetto dedicato all’artista, sarà edita una versione in vinile dall’alto valore collezionistico.
Anche questo disco è deludente sul piano del successo commerciale, e la critica, nonostante rimanga colpita dai richiami filosofici dei testi di Panella (oltre a Hegel, vi è una canzone intitolata all’evocativa città tedesca di Tubinga), biasima il ripetersi dell’eccessivo ricorso a sonorità computerizzate e il modo di cantare ormai "freddo" di Battisti.
Negli anni trascorsi dall’uscita di questo disco al fatale 1998, si parlerà con insistenza di un riavvicinamento artistico tra Lucio e Mogol, ma tali voci non troveranno mai conferma e, comunque, non si concretizzeranno.
Dopo una lunga malattia, forse motivo del suo progressivo allontanamento dalla vita pubblica, Lucio Battisti muore in un ospedale di Milano il 9 settembre 1998 all’età di 55 anni; ai funerali, celebratisi a Molteno, dove è sepolto, furono ammesse appena 20 persone, tra le quali Mogol, a riconferma della ricomposizione almeno umana del sodalizio.
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